10 febbraio 2008


RIPRENDIAMOCI LE STRADE:

MAI PIU’ MANIFESTAZIONI FASCISTE A MONZA


Da qualche anno ormai in occasione della Giorno del Ricordo vengono organizzate in città una serie di iniziative commemorative da soggetti che, dietro nomi e sigle di fantomatiche associazioni “culturali” costruite ad hoc,
nascondono il tentativo di ricomposizione di gruppi politici dell'estrema destra neo-fascista.

Lo scorso 10 febbraio hanno sfilato per le vie del centro di Monza fascisti in doppiopetto e squadre di naziskin provenienti da tutta la Lombardia. Anche quest'anno, con l'appoggio della Giunta Comunale, è stata
organizzata una settimana di iniziative dalle stesse associazioni.
Il tentativo di riabilitare l’ideologia fascista che la storia della nostra Costituzione ha già condannato, appare chiaro a chiunque dia uno sguardo ai materiali che queste associazioni diffondono ed alle iniziative
che organizzano. Parlano di Foibe in maniera faziosa, “utilizzano i morti per imbrogliare i vivi”, isolandole dal contesto storico di riferimento.


- Per riappropriarci di un ricordo critico e consapevole

- Per garantire a Monza una piazza liberata dall’ estremismo di destra

- Per dimostrare che Monza è antirazzista e multiculturale

- Per mostrare al sindaco, che ha reso omaggio a un gerarca
fascista, che non ha alcun mandato per riscrivere la storia italiana

- Per dare voce e visibilità ad un tipo di aggregazione che
rifiuta e si oppone all’omologazione dei miti ultranazionalisti

- Per non rimanere in silenzio davanti alle continue aggressioni contro
migranti, associazioni, Arci, centri sociali o sedi dell’Anpi.

Invitiamo la cittadinanza di Monza e Brianza, le comunità migranti, le associazioni formali e informali, i singoli cittadini a scendere in piazza


il 10 febbraio 2008 in piazza S.Paolo, dalle h.15


"Del fascismo ricalcate pure le orme, trovate pure metodi nuovi e passati.
La tirannide di ieri e di oggi abbatteremo.."


Monza Antifascista


X informazioni ed adesioni: monzantifascista@inventati.org
 

ASSEMBLEA PER MANIFESTAZIONE 10 FEBBRAIO

domenica 13 alle ore 18 presso la FOA BOCCACCIO,
assemblea di coordinamento per l'organizzazione della
mobilitazione antifascista del 10 febbraio:
 
10 febbraio 2008,
PARADE ANTIFASCISTA A MONZA!

RIPRENDIAMOCI LE STRADE!
MAI PIU' SFILATE NAZI-FASCISTE A MONZA !

Da due anni associazioni e gruppi di estrema destra si danno
appuntamento, in occasione della Giornata del ricordo (10 febbraio),
in centro Monza.
Scendono per le strade della città squadre di naziskin e fascisti in doppiopetto provenienti da tutta la Brianza, e non solo.

 (Continua)

sentenza del processo ai 25

qui sotto la sintesi della sentenza e il comunicato stampa di SUPPORTO LEGALE, noi siamo senza parole.

SINTESI UDIENZA SENTENZA PROCESSO AI 25

Il tribunale composto da Devoto, Gatti e Realini ha emesso oggi la sentenza per il processo contro 25 manifestanti per i fatti del g8.

Di 25 manifestanti, una sola è l'assoluzione.
14 manifestanti sono stati condannati per danneggiamento per i fatti di via tolemaide: le pene partono da 5 mesi e arrivano a 2 anni e 6 mesi (solo uno è stato condannato a 5 anni per lesioni all'autista del defender Filippo Cavataio). Per loro il reato di devastazione e saccheggio è stato derubricato, e la resistenza alla carica dei carabinieri è stata scriminata come reazione ad atto arbitrario e di conseguenza non costituisce reato (in pratica la reazione alla carica dei carabinieri è stata considerata legittima, ma non i danneggiamenti successivi).
10 manifestanti sono stati condannati per devastazione e saccheggio per i fatti del cosiddetto blocco nero: le pene vanno da 6 anni a 11 anni. Per 4 di loro sono stati chiesti anche 3 anni di libertà vigilata e interdizione permanente dai pubblici uffici (ovvero dopo aver scontato la pena dovranno scontare anche 3 anni di libertà vigilata).

Per il capitano Antonio Bruno, il tenente Paolo Faedda, il Primo Dirigente Angelo Gaggiano, il Primo Dirigente Mario Mondelli è stata chiesta la trasmissione degli atti per falsa testimonianza.

A parte il pagamento delle spese processuali e di alcune limitate provisionali, i danni patrimoniali sono stati lasciati a un successivo giudizio civile. La beffa finale è che in ogni caso sempre in sede civile saranno da determinare e pagare i danni non patrimoniali - anche noti come danni di immagine - alla Presidenza del Consiglio (e questi dovranno pagarli tutti i 24 condannati o quasi).
In pratica la tesi per cui a offendere l'immagine dell'Italia sono stati i manifestanti è stata accolta.

SUPPORTOLEGALE.ORG - COMUNICATO STAMPA
IN OGNI CASO NESSUN RIMORSO

La sentenza del processo contro 25 manifestanti per gli scontri avvenuti durante le proteste contro il g8 a Genova, ha deciso qual è il prezzo che si deve pagare per esprimere le proprie idee e per opporsi allo stato di cose presenti: 110 anni di carcere. Il tribunale del presidente Devoto e dei giudici a latere Gatti e Realini, non ha avuto il coraggio di opporsi alla feroce ricostruzione della storia collettiva ad uso del potere che i pm Andrea Canciani e Anna Canepa gli ha richiesto di avvallare.
Anzi, ha fatto di peggio. Ha scelto di sentenziare che c'è un modo buono per esprimere il proprio dissenso e un modo cattivo, che ci sono forme
compatibili di protesta e forme che vanno punite alla stregua di un reato di guerra.
Per completare l'opera ha anche fornito una consolazione a fine processo per i difensori e gli "onesti cittadini", chiedendo la trasmissione degli atti per le false testimonianze di due carabinieri e due poliziotti, un contentino con cui non si allevia il peso della sentenza e il cui senso di carità a noi non interessa.

Il tribunale di Genova ha scelto di assecondare tutte quelle forze politiche, tutti quei benpensanti, tutti quegli avvocati, che - coscientemente - speravano che pochi, ancora meno dei 25 imputati, fossero condannati per poter tirare un sospiro di sollievo, per poter sapere dove puntare il proprio dito grondante morale e coscienza sporca. L'uso del reato di devastazione e saccheggio per condannare fatti avvenuti durante una manifestazione politica apre la strada a un'operazione pericolosa, che vorrebbe vedere le persone supine alle scelte di chi governa, inermi di fronte ai soprusi quotidiani di un sistema in piena emergenza democratica, prima ancora che economica. Nessuno di coloro che era a Genova nel 2001 e che ha costruito carriere sulle parole d'ordine di Genova, salvo poi tradirle con ogni voto e mezzo necessario, ha voluto schierarsi contro questa operazione assurda e strumentale: nessuno, o quasi, in tutto l'arco del centro sinistra al governo ha saputo dire che a Genova, tra coloro i quali oggi sono stati condannati ad anni di galera, avrebbe dovuto esserci tutti quanti hanno partecipato a quelle giornate.

La stessa cosa è stata portata avanti anche da molti dei movimenti, e molte delle persone che hanno cercato di sabotare i contenuti della manifestazione che solo tre settimane fa, il 17 novembre, ha riempito le strade di Genova: hanno voluto annebbiare le persone su chi fossero coloro che si battevano per un modello di vita e di società diverso, e chi difendeva il modello che viviamo sulla nostra pelle tutti i giorni; hanno voluto confondere le acque, forse perché anche la loro dignità è confusa. E allora decine di comunicati sulle possibili Commissioni Parlamentari, sulla Verità e sulla Giustizia, e troppe poche parole su 25 persone che stavano avviandosi a diventare capri espiatori di un potere che ha avuto paura.
Genova però non si cancella con il revisionismo a mezzo procura, né con le pelose scelte di comodo e gli scheletri nascosti negli armadi. Le 80.000 persone che lo scorso 17 novembre hanno sfilato per le vie di Genova, non chiedevano una Commissione Parlamentare, bensì che 25 persone non diventassero il paravento dietro cui seppellire un passaggio storico scomodo, che ha messo in discussione l'attuale sistema di vita e di società. Siamo convinti che quelle 80.000 persone ci ascoltano e non permetteranno a un'aula di tribunale di espropriare la propria memoria e devastare le vite di 24 persone.
A maggior ragione oggi, con una sentenza che cerca di schiacciarci e farci vergognare di quello che siamo stati e quello che abbiamo vissuto, di dipingere quei momenti di rivolta a tinte fosche anziché con la luce e la dignità che meriterebbero i momenti più genuini che esprimono la volontà popolare, noi diciamo che non ripudieremo nulla, che non chiederemo scusa di nulla, perché non c'è nulla di cui ci pentiamo o di cui sentiamo di dover parlare in termini diversi che del momento più alto della nostra vita politica.

Noi pensiamo che tutti coloro che erano a Genova dovrebbero gridare: in ogni caso nessun rimorso. Nessun rimorso per le strade occupate dalla rivolta, nessun rimorso per il terrore dei grandi asserragliati nella zona rossa, nessun rimorso per le barricate, per le vetrine spaccate, per le protezioni di gommapiuma, per gli scudi di plexiglas, per i vestiti neri, per le mani bianche, per le danze pink, nessun rimorso per la determinazione con cui abbiamo messo in discussione il potere per alcuni giorni.
Lo abbiamo detto il giorno dopo Genova, e in tutti questi anni: la memoria è un ingranaggio collettivo che non può essere sabotato. E per tutto quello che Genova è stata e ha significato noi non proveremo nessun rimorso. Oggi, come ieri e domani, ripeteremo ancora che la Storia siamo Noi. Oggi, come ieri e domani, diremo di nuovo: in ogni caso nessun rimorso.

SUPPORTOLEGALE
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