comunicato SQUAT!4

SQUAT!4  - FOA BOCCACCIO 003

HC RESISTANCE FEST (IV edizione)

Quarta edizione di Squat! e questa volta si parla di noi, FOA BOCCACCIO 003. La minaccia di sgombero che grava sugli spazi che abbiamo occupato il 24 aprile del 2004 è reale, frutto di una volontà politica dell’attuale giunta monzese (sindaco leghista e vicesindaco di AN) di cancellare un’esperienza che in città si fa sempre più visibile ed incisiva.

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squat!3 HC RESISTENT FEST



SQUAT! è un festival dedicato ai diversi aspetti della vita di uno spazio occupato ed in questa sua terza edizione si vuole sottolineare l'importanza di questi luoghi come laboratori di conflitto, connessi alle lotte che si sviluppano al di fuori delle nostre mura, luoghi in cui sia possibile mettere in atto pratiche di solidarietà attiva nei confronti di chi viene colpito da dinamiche di repressione.
La partecipazione di gruppi provenienti da tutta Italia dimostra ancora una volta l’elevato livello di sensibilità della scena musicale hardcore nei confronti di tematiche politiche di questo tipo. SQUAT!3 non potrebbe esistere senza di loro, né senza l’aiuto di tante altre realtà con cui abbiamo collaborato nella realizzazione di questa manifestazione (come altre volte in passato). SQUAT!3 è frutto di un progetto musicale-politico articolato, che in questa occasione affronta la delicata questione dei processi per i fatti del G8 di Genova (2001) e di corso Buenos Aires a Milano (2006).

La FOA BOCCACCIO ha seguito lo sviluppo dei processi a carico dei 25 di Genova e degli imputati per i fatti di Milano (mobilitazione antifascista dell’11 marzo), anche organizzando momenti di approfondimento sulle relative vicende e iniziative di raccolta fondi per sostenere i team legali che seguono gli imputati.
Si rinnova dunque l’esigenza di non abbandonare chi è stato condannato o è imputato, perciò il ricavato dei concerti andrà a sostenere parte delle ingenti spese processuali.
Vogliamo evidenziare il filo rosso che unisce i due processi in un unico quadro politico di repressione: l’uso del capo di imputazione di DEVASTAZIONE e SACCHEGGIO, declinato in maniera differente, finalizzato a dissuadere le persone dal manifestare il proprio dissenso.

Se la sentenza emessa venerdì scorso dal Tribunale di Genova ha parzialmente ridimensionato la folle richiesta di condanna di 225 anni di carcere per le 25 persone incriminate per i fatti del G8, essa non cancella di certo l’assurdità dell’utilizzo di un capo di imputazione nato come strumento per punire crimini in ambiti di guerra. Essa non scalfisce soprattutto la convinzione che siano gli stessi 8 Stati che si ritrovano ogni anno nei G8 ad essere i veri devastatori e saccheggiatori. Sono infatti gli artefici diretti o indiretti di una politica che in ogni angolo del pianeta genera decine di migliaia di morti nei conflitti in atto, genera decine di migliaia di morti per fame ed indigenza, genera disastri naturali incalcolabili. Crediamo che il concetto di DEVASTAZIONE e SACCHEGGIO sia più adatto a definire situazioni come queste piuttosto che la manifestazione di dissenso nelle piazze. Per questo motivo ci piacerebbe quindi ribaltare completamente il sistema accusatorio che ha portato alla condanna di 24 dei 25 imputati, rimandando al mittente, allo Stato, l’accusa di DEVASTAZIONE e SACCHEGGIO.
A Genova ci si opponeva a tutto questo, alle politiche di guerra, al sistema che affama popolazioni, allo sfruttamento sconsiderato delle risorse ambientali, tutto in nome del profitto.
La protesta fu grande, radicale, mise paura a chi era asserragliato nella zona rossa, per questo ha generato processi che hanno dato “esiti esemplari”, colpendo 25 persone a caso nel mare di manifestanti, nel tentativo di intimorire tutti.

Da questo punto di vista il processo milanese contro gli antifascisti presenta altri risvolti preoccupanti ed è necessario tornare ad attivarsi anche su questo fronte perché la sentenza d'appello ha confermato condanne pesanti a carico degli imputati, creando un precedente importante nella storia della repressione. Appellandosi al CONCORSO MORALE in devastazione e saccheggio, ossia condannando persone non sulla base di atti concreti, ma semplicemente per il fatto di essere scesi in piazza in una manifestazione conclusasi con degli scontri, la portata della sentenza di assume anche in questo caso un chiaro intento intimidatorio nei confronti di chi voglia avvalersi del diritto di manifestare dissenso.

Concludiamo lasciando spazio alle parole di uno dei 25 imputati per il G8 che, a nostro parere, ridisegnano lucidamente il contesto politico in cui collocare lo sviluppo dei processi:

“(…)Centinaia di migliaia di persone, ognuno con i propri poveri mezzi, si è adoperato per opporsi a un ordinamento mondiale basato sull’ economia capitalista, che oggi si definisce neoliberista…la famigerata globalizzazione economica, che si erge sulla fame di miliardi di persone, avvelena il pianeta, spinge le masse all’esilio per poi deportarle ed incarcerarle, inventa guerre, massacra intere popolazioni: questo è ciò che definisco devastazione e saccheggio.(…) Da Genova in poi niente più sarebbe stato come prima, né nelle piazze né tanto meno nei processi a seguito di eventuali disordini.
Si apre la strada con sentenze di questo tipo ad un modus operandi che diventerà prassi naturale in casi simili, cioè colpire nel mucchio dei manifestanti per intimorire chiunque si azzardi a partecipare cortei, marce, dimostrazioni…non credo sia fuori luogo luogo parlare di misure preventive di terrorismo psicologico”.

 (Continua)

venerdì 9 ore 21:30

Sei anni fa eravamo tutti a genova, ora 25 persone prese a caso tra il milione che eravamo rischiano di passare un pezzo di vita in carcere,
e un altro pezzo a lavorare per pagare la lesa dignità dell'allora presidente del consiglio.
Noi crediamo che tutto questo sia profondamente ingiusto, perchè in quei giorni a Genova abbiamo provato a immaginare un mondo diverso,
non a devastare il mondo.
Perchè , come al solito, una giustizia cieca e sorda si accorge soltanto dei manifestanti, mentre i blindati lanciati a folle velocità contro le persone diventano semplici cariche,
il reato di tortura non esiste, e anche quando le forze del dis-ordine vengono portate in giudizio non serve a nulla, tanto la prescrizione è già qui.
Così il massacro della Diaz non esiste più, Bolzaneto torna ad essere un luogo qualunque e non il posto in cui la gente veniva torturata e costretta a cantare "123 viva viva pinochet".
Noi il 17 novembre torneremo a genova, perchè tutto questo non può succedere come se nulla fosse, perchè non vogliamo continuare ad essere complici del silenzio che da genova in poi  sta calando su quei fatti.
Perchè noi abbiamo fatto quella storia, e noi dobbiamo raccontarla, non i tribunali, non altri.
A genova eravamo per cambiare il mondo, magari sbagliando ma facendolo insieme,
a genova torniamo per riprovarci.
Ci troviamo *venerdì 9 alle 21:30* per parlare insieme a un esponente di supporto
legale dei processi e organizzare la giornata di sabato 17