L’insostenibile leggerezza della legalità

30 ottobre 2012 – L’insostenibile leggerezza della legalità

Martedì 30 ottobre 2012 è una data che non passerà alla storia per i
fatti di cui vogliamo parlare. Un esproprio a Pessano (MI), che
sancisce la fine dell’esperienza del Presidio Permanente Martesana per
come lo abbiamo conosciuto in questo anno di vita, seguito in serata
da un corteo a Gorgonzola (MI); un incontro in uno spazio all’interno
dell’Università Statale di Milano, per anni sede della libreria CUEM,
oggi luogo occupato da un gruppo studentesco.
Due episodi che raccontiamo attraverso la lente della legalità.

1.Alla fine della scorsa settimana, Poste Italiane lavora alacremente
per consegnare al proprietario del terreno su cui sorge la struttura
in tubi Innocenti del Presidio Permanente Martesana una diffida da
parte di CMC, società appaltatrice per la costruzione della TEM, con
la quale si comunica che tale diffida si tramuterà in denuncia per
danni se entro martedì 30 ottobre il campo in questione non sarà
liberato. Danni quantificati in una cifra giornaliera di 25.000 euro a
partire dall’11 ottobre, data in cui avrebbe dovuto esserci
l’esproprio, poi impedito dalla presenza di decine di attivist*.
Diffida, poi denuncia. E l’esproprio avviene. Tutto a norma di legge.

2.Pensate a uno spazio nel cuore di un’università che storicamente ha
ospitato una libreria. Quando questo posto resta vuoto, un gruppo di studenti
decide che la destinazione d’uso deve restare quella,
ampliandone le caratteristiche di luogo in cui i saperi devono
circolare liberi, dove si possono sperimentare forme di apprendimento
e formazione, dove la cultura passa attraverso libri usati e nuovi, le
autoproduzioni e gli incontri tra persone.
Martedì 30 ottobre si parla di EXPO, TAV e di lotte territoriali. Ci
sono una trentina di studenti preparati e desiderosi di confrontarsi.
Alle loro spalle, ci sono diversi tentativi per sfrattarli. Negli
angoli e sotto i tavoli, tubi, assi e alcuni mattoni forati messi bene in vista
ricordano l’ultima soluzione ideata dal Rettore per tenerli fuori. Un
muro a chiudere le entrate.
Un muro a norma di legge.

Quando alla fine del corteo alcuni interventi dal microfono hanno
impostato la critica alla costruzione delle grandi opere (la TEM,
EXPO, il TAV, etcetc) parlando di illegalità, di infiltrazioni mafiose
e di ricorsi a corti e magistrati, è parso quasi parlassero di altro.
Sotto i nostri occhi la legalità prende e dà, chiude e apre,
sfratta-sgombera-espropria e denuncia; la legalità sono i corpi di
polizia, sono gli alberi abbattuti, sono l’Alta Velocità e la morte
della rete ferroviaria nazionale, sono altri centri commerciali; la
legalità sono persone rinchiuse perché lottavano le nostre stesse
lotte.

L’analisi dei fenomeni attraverso la lente della legalità è un
approccio che può essere utile quando vogliamo mettere in luce le
contraddizioni che in essi si sviluppano, utilizzando come matrice i
codici legislativi di cui il potere si dota; per mostrare la fragilità
delle posizioni dei soggetti che studiamo; per sottolinearne i punti
deboli.

Non possiamo però pensare che questa analisi sia sufficiente o
esaustiva. O che rappresenti il metodo e l’obiettivo della nostra
lotta.
Questi due episodi mostrano come possa essere velleitario, pretestuoso
e fragile contrapporre legalità ad altra legalità; e visto che nelle
lotte territoriali questi discorsi sono all’ordine del giorno, sarà
bene ricordarcelo.

 

FOA Boccaccio 003

 

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