Abitare a Monza 2

ABITARE A MONZA 2. Appunti sulla turbourbanistica targata Allevi-Sassoli.

A cura della FOA Boccaccio 003.
Online dal 4 febbraio 2021
Delibere su rigenerazione urbana e aree dismesse, singoli piani attuativi, variante normativa al PGT: l’approvazione in Consiglio comunale di molteplici provvedimenti in materia urbanistica sta determinando una situazione gravissima per la città.
I temi sono complessi, ma dietro a questa complessità normativa sono evidenti le ricadute che esporranno la cittadinanza a un irreversibile impatto ambientale e sociale, con un progetto di città disegnato su misura per grandi imprenditori del mattone e nuovi abitanti ricchi.
Abbiamo così deciso di dare continuità al documentario realizzato nel 2013 sul diritto all’abitare, realizzando un nuovo episodio dedicato ai temi urbanistici di cui si sta parlando in queste settimane.
Abbiamo provato ad elaborare un racconto accessibile a tutti e a tutte, sottraendo la materia all’egemonia dei tecnici e riportandola, per quanto possibile, a chi abita i quartieri e subirà gli effetti di queste politiche.
Si tratta quindi di una sintesi (non tecnica) che confidiamo diventi base condivisa per le necessarie future mobilitazioni contro l’attuazione di questi provvedimenti.

Appuntamento al 4 febbraio sui nostri canali.

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MOSS SRL. Cosa c’entra un locale alla moda con il possibile sgombero del Boccaccio.

MOSS SRL. 
Cosa c’entra un locale alla moda del centro di Monza con il possibile sgombero del Boccaccio.
Con l’avvicinarsi dell’ipotetico sgombero della FOA Boccaccio, aggiungiamo nuovi importanti elementi di riflessione sulla squallida operazione immobiliare ipotizzata su via Rosmini 11. E’ giunto il momento di far luce anche sui lati nascosti del progetto “Casa della Montagna”, per comprendere meglio i contorni dell’affare che si vorrebbe realizzare sull’area occupata dal 2011 dal centro sociale.
Mentre il CAI di Monza, che per voce del presidente Mario Cossa si è sempre assunto la paternità dell’operazione, è impegnato nella ricerca di soggetti con cui mercanteggiare pezzi di gestione del futuro baraccone, in assenza di una propria base associativa e nel totale disinteresse della città intorno alla futura “Casa della Montagna” (o “Quota 162”), si è scoperto che il 50% dell’area di via Rosmini è stato acquisito dalla MOSS SRL, piccola impresa operante nella ristorazione e proprietaria dell’omonimo locale alla moda nel centro di Monza.
Metà dei 200.000 euro versati nelle casse della FIGC per l’acquisizione dell’area sono stati quindi investiti da questo locale, che si autodefinisce “un’oasi verde, Fresh n’ Tasty!, fresca ed elegante”.
Cosa centra un locale patinato, tendenzialmente frequentato dalla Monza bene, con il Club Alpino Italiano? Quali interessi comuni muovono la costruzione di una cordata così inedita?

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Monza ferita

Cementificare gli ultimi fazzoletti di verde in città, “rigenerare” aree dismesse affollando i quartieri di nuove palazzine, trasformare spazi culturali in centri commerciali, desertificare le piazze, sgomberare spazi sociali a favore del business dell’aggregazione a pagamento e della ristorazione d’elité…cosa hanno in comune tutti questi processi in atto su Monza?
I soldi, il profitto, la speculazione. Chiamatelo un po’ come volete, ma il disegno della città che verrà è un quadro a tinte scure, un modellobasato sul consumo,di suolo e di merci.
Una folle corsa al denaro nelle mani di abili imprenditori e affaristi, spalleggiati da una classe politica interessata e piacente.
Ogni angolo della città è piegato alla volontà di questi loschi figuri, che parlano di “parchi urbani”, “residenze green”, “quartieri a impatto zero”, ma che nei fatti stanno assestando il colpo di grazia al territorio in cui viviamo.
Costruire nuovi caseggiati e nuovi centri commerciali non soddisfa alcuna esigenza della comunità. Anzi.
Sgomberare gli spazi sociali e governare gli spazi pubblici a suon di ordinanze e divieti non soddisfa alcuna esigenza della comunità. Anzi.
Questa è una vera emergenza, un processo che rischia di essere irreversibile, di fronte al quale oggi decine di biciclette hanno attraversato la città per porre all’attenzione di tutti l’urgenza di mobilitarsi: il lockdown, che non ferma gru e intrallazzi, non può essere una scusa per bloccare ogni forma di dissenso!
La critical mass ha raggiunto alcuni luoghi emblematici di questa trasformazione, ne sono stati scelti nove esemplificativi (ma purtroppo l’elenco potrebbe essere ben più lungo), nove ferite aperte della città che soffoca tra cemento, traffico, speculazione e controllo sociale.
In questi mesi in cui ci chiedono di rinunciare alle libertà più elementari, in cui da più parti giungono appelli asacrifici e responsabilità in nome della tutela della salute, crediamo sia fondamentale ribadire che il diritto alla salute passa in primo luogo dalla definizione di una città capace di opporsi alla dittatura del denaro e di ricostruire il proprio senso intorno alla salvaguardia degli spazi verdi, alla libertà di fruizione degli spazi comuni e pubblici, al recupero dell’esistente e dello sfitto come modello di sviluppo urbanistico.
LA MAPPA DELLE FERITE APERTE
1*IPER MAESTOSO
Emblematico esempio di rigenerazione urbana: un ex cinema trasformato in centro commerciale. Uno spazio culturale riconvertito a tempio del consumo. Un capolavoro firmato dallo studio Edidata e associati, gente col fiuto dei soldi.
2* MOSS
Moss s.r.l. è la società di ristorazione che, insieme con il CAI, ha deciso di comperare l’area di via Rosmini 11: sgomberare la FOA Boccaccio è un ottimo investimento per allargare il proprio business nel campo della ristorazione per ricchi.
3* NEI & VIA BERGAMO
Retate ogni sabato sera con sbirri antipatici e prepotenti, lucchetti e chiusura di parchetti pubblici, divieti di bere all’area aperta e di ascoltare musica con gli amici: questa la ricetta della Giunta contro il “degrado”. Si crea quindi il deserto sociale, per poi lamentarsi dell’insicurezza.La nostra soluzione: riempire le piazze con iniziative e contenuti.La sicurezza è stare insieme, vivere bene, guardandosi le spalle uno affianco all’altro; il vero degrado è la loro desolazione.
4*EX TINTORIA DE SIMONI
Sgomberare uno spazio sociale genera i mostri: i capannoni fatiscenti di via Boccaccio 6 sono l’emblema dell’abbandono in attesa del prossimo cambio di destinazione d’uso dell’area.
5* TORRI DI SANT’AMBROGIO
Undici piani di “lusso concreto e accessibile”: in quartiere però lo chiamano l’ecomostro di via Messa. Eppure tutto è pronto per il raddoppio delle volumetrie, è in arrivo infatti la seconda torre. Non c’è limite al peggio.
6* VIA ASPROMONTE
Altro esempio di stabile abbandonato dopo lo sgombero della FOA Boccaccio. Perché il CAI non realizza qui la sua tanto agognata palestra di arrampicata? Lo spazio c’è, basta lavorare sul consenso del proprietario.
7* RESIDENZA BRAMANTE
Il vecchio imperatore del mattone Giambelli regala alla città un altro colpo da milioni di metri cubi di cemento: centinaia di appartamenti nuovi gonfiano la bolla immobiliare e intossicano il quartiere di traffico.
8* FOA BOCCACCIO
L’unica esperienza di autogestione e di autorecupero in città è sotto attacco da parte della cordata CAI e MOSS srl: “alpinisti”, ristoratori, imprenditori del mattone hanno comperato l’area per far girare un pò di soldi. Loro però la chiamano “Casa della montagna”.
9* EX GARBAGNATI
Diciassette palazzine sono il grande intervento di rigenerazione urbana previsto per questa area dismessa. Un progetto dal devastante impatto ambientale diventa “Arborea Living”, residenze di lusso a tinta green.
10* VIA PEROSI
Resiste qui un appezzamento agricolo di oltre 10.000 metri quadri. Ma attenzione: da qualche mese sono spuntate recinzioni che fanno da preludio alla più classica delle colate di cemento, con due palazzi e oltre 40 appartamenti in arrivo. Sarà la “Residenza Live Green Monza”, come la definiscono gli avidi immobiliaristi che vogliono realizzarla: in questo quartiere di “green” ormai è rimasto giusto il colore dei cartelloni pubblicitari dedicati a queste squallide operazioni edilizie.
11* VIA DELLA LOVERA
La Giunta Allevi esplicita nel proprio piano di alienazioni e valorizzazioni di spazi in disuso, che per questa area di sua proprietà è alla ricerca di qualcuno che si impegni nel “recupero e rifunzionalizzazione dell’immobile mediante progetti di utilità pubblica/sociale/sportiva”. E’ quindi questa la sede perfetta per la “Casa della montagna” che il CAI ha invece deciso di progettare sull’area di via Rosmini, preferendo sgomberare la FOA Boccaccio piuttosto che impegnarsi nel recupero di un’area in disuso. Come mai? Quale tacito accordo tra la Giunta fascioleghista e gli ingordi progettisti del CAI?
12* BOSCO VERTICALE
Stefano Boeri firma il progetto di recupero dell’ex Monzacar e mette sul piatto 3 torri da 14, 11 e 8 piani. Sarebbe il Bosco Verticale in salsa monzese: Regina Pacis come l’Isola dunque? Tutto fa fa rima con gentrification, densificazione abitativa, traffico…
13* VIA TICINO
Due grattacieli da venti piani ciascuno e il consueto corredo di spazi commerciali sono la terribile minaccia che grava sul pratone alle porte di San Fruttuoso. Un colpo nell’occhio e uno al cuore per un angolo di città già saccheggiato da brutture e cementificazioni.
14* BOSCO DI SANT’ANASTASIA
In gergo tecnico si chiama “rimboschimento compensativo convenzionato”. Nella pratica è un bosco tra discariche, fabbriconi, centri commerciali e vialoni trafficati dipinto come la panacea di tutti i mali ambientali della città. Non sarà certo lui a salvarci dal male. Meglio prima smettere di costruire.
15* EX COTONIFICIO SCOTTI
Ciminiera sì? Ciminiera no? Ciminiera forse? Questo è il problema. O meglio, un pezzo del problema. La verità che anche qui il recupero di un’area dismessa passa dal consueto intervento residenziale (una vera e proprio cittadella con palazzi fino a 8 piani) destinato ad accrescere inquinamento e traffico in una zona a bordo di viale Battisti… altro lampante esempio del monotematico concetto di “rigenerazione urbana” della premiata ditta Allevi & Sassoli.
16* EX BUON PASTORE
Qui l’area dismessa presenta anche caratteri monumentali, ma la lunga mano dei palazzinari di turno (Bp Real Estate) non guarda in faccia a nessuno e si ipotizzano 4 condomini e l’alterazione completa di un’area storica nel centro di Monza.
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La morte della città in diretta su Youtube

La morte della città in diretta su Youtube.
Sembra questo il triste destino di Monza: lunedì 11 gennaio è iniziata infatti in Consiglio comunale la discussione sugli interventi urbanistici di cui stiamo parlando da svariate settimane e che ci hanno portato in piazza con le critical mass di novembre e dicembre.
Il momento è grave e chi sta investendo un po’ di tempo per esaminare le posizioni della Giunta nelle sedute consigliari può capire la superficialità e l’arroganza con cui è stato deciso di calpestare ogni ragionevole argomentazione contraria all’operazione.
Interventi senza vergogna di assessore e consiglieri evidenziano che la decisione è già stata presa: sul piatto ci sono troppi soldi e troppi favori da restituire agli amici di sempre.
Nonostante lo sviluppo della discussione metta sempre più in evidenza il contrasto tra il progetto di città voluto dalla Giunta con le reali esigenze reali del territorio, nessuno entra nel merito delle obiezioni, agitando una generica necessità di sbloccare l’ “ingessatura” della città: fare, fare, fare, liberarsi di un passato inconcludente attraverso azioni, interventi, poco importa se queste avranno una ricaduta devastante sugli abitanti di oggi e di domani.
Chi vuole gru da tutte le parti, chi auspica palazzoni all’avanguardia sotto i quali potersi fare selfie, chi ammette la propria ignoranza in materia, ma “comunque l’edilizia tira l’economia e quindi va bene così”, chi attende il proprio turno per le votazioni davanti a una partita o a una serie tv.
Il quadro è a dir poco disarmante.
Nel 2011 le folli ambizioni edificatorie della Giunta Mariani furono sconfitte dalla forte presa di parola contraria da parte di ampie componenti cittadine, che si fecero sentire con manifestazioni e determinate presenze in Consiglio Comunale.
Oggi invece, causa Covid, questo passaggio cruciale per il futuro della città si consuma nel clima asettico di una diretta Youtube, circostanza che rende ancor più surreale la discussione, ma soprattutto riduce drasticamente la possibilità di esprimere dissenso da parte dei monzesi rispetto allo scempio in arrivo.
Che fare?
Non ci aspettavamo scenari diversi da questo Consiglio comunale: oltre a monitorare l’andamento dei lavori consigliari e denunciare l’enorme truffa che è stata progettata ai danni della comunità, occorre fin da subito raccogliere idee e forze per proseguire fuori dai palazzi nei percorsi di opposizione alla variante al PGT in tutte le sue articolazioni.
Servirà continuare nel lavoro di controinformazione, ma molto presto tornare nelle strade con azioni incisive contro i padroni della città.

Quando è finita non è ancora finita.

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Cronache dalla zona rossa monzese

Nella giornata di ieri decine di agenti delle ffoo si sono assembrati intorno al Boccaccio, schierando anche la celere e bloccando ogni via d’accesso al posto. L’obiettivo era impedire il tradizionale falò di Sant’Antonio che da più di dieci anni si svolge in maniera autorganizzata in quartiere, prima in un campo in via Ghirlandaio e, successivamente, presso l’orto del centro sociale. Cinque posti di blocco su tutte le vie che portano al Boccaccio sono durati circa dalle 15:30 fino alle 21.
L’intervento sembra realizzare la volontà della Giunta, che giovedì sera si è lagnata del falò chiedendo l’intervento della questura. Di fronte allo spropositato schieramento di forze dell’ordine l’iniziativa è stata annullata. Nonostante tutto siamo rimast* all’interno dello spazio per presidiarlo e farlo vivere come facciamo quotidianamente.
La serata ci consegna alcune riflessioni.

Dall’inizio della pandemia la programmazione del centro sociale è stata molto ridimensionata, non tanto in osservanza ai vari provvedimenti, ma a seguito di valutazioni interne sulla capacità di garantire iniziative sicure per chiunque. A fronte di queste valutazioni il falò era stato confermato come da sempre tradizione nel quartiere. Sappiamo benissimo che ritrovarsi intorno a un falò, all’aria aperta, nel mezzo di un campo da calcio, comporta rischi sanitari decisamente inferiori che sostare in coda per i saldi di stagione, prendere la metropolitana o stare sul posto di lavoro.
Crediamo nell’importanza di scardinare con intelligenza il modello dell’isolamento, della virtualità e della distanza, che sta generando costi elevatissimi. In questo senso lo sforzo di costruire iniziative inclusive non può essere arrestato, ma anzi, ha bisogno di ulteriore spinta e coraggio.

Di fronte alla situazione di ieri, qualcuno sarà soddisfatto, sentendo propria la “vittoria della legalità”… per noi e per tutte le persone che avrebbero partecipato rappresenta invece una provocazione a cui rispondere continuando a difendere i nostri spazi e la nostra capacità di autodeterminazione.

FOA Boccaccio 003

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Lungomare. Cap. 1

Quando nei comunicati facciamo riferimento “all’ampia ed eterogenea comunità umana e politica” che brulica all’interno del nostro spazio sociale (come di moltissimi altri), usiamo una definizione che non riesce a restituire l’infinita possibilità di incontri e situazioni in cui ci si può imbattere varcando la porta arrugginita di via Rosmini 11. Un tentativo immaginifico di restituire sprazzi di questa esperienza è compiuto in un fumetto di recente pubblicazione, liberamente tratto da circostanze di vita reale in riva al Lambretto.
“LUNGOMARE. Capitolo 1” è uno sguardo sulla quotidianità eversiva di un luogo autogestito: l’autrice Elena Mistrello si sofferma su quei momenti intimi, fuori dalle programmazioni politiche e dai momenti codificati che scandiscono la vita dello spazio occupato (assemblee, iniziative pubbliche, attività varie), descrivendo riti, manie, follie, conflitti, abitudini che si succedono dietro le quinte della dimensione pubblica del centro sociale. Nel farlo, si coglie l’essenza rivoluzionaria di gesti per noi comuni, ma spesso inconcepibili per la “normalità” che ci circonda: Elena disegna così un affettuoso ritratto della banda di esseri umani e disumani che siamo tutti/e noi.
In attesa di secondi capitoli, buona lettura.
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Falò Sant’Antonio Abusivo 2021

Il tradizionale Falò di Sant’Antonio è annullato perché da oggi pomeriggio il centro sociale monzese è circondato da forze di polizia di ogni genere, che bloccano gli accessi alle vie intorno al Boccaccio. State sintonizzati/e, seguiranno a breve aggiornamenti. Fate girare la voce.
DOMENICA 17 GENNAIO 2021 / Falò di Sant’Antonio Abusivo / FOA Boccaccio 003, via Rosmini 11, Monza
Sofferenze e dolori dell’anno passato certamente ce ne sono da consegnare alle fiamme, ma oltre a questo, per il 2021 in cui ci aspettano sfide importanti, serviva una pira da record per illuminare la notte del 17 gennaio. Compiremo così anche quest’anno il tradizionale rito propiziatorio collettivo di fronte alla futura stagione di resistenza e lotta contro le minacce di sgombero: il corso di falegnameria creativa ha dato il meglio di sé per imbastire la gigantesca catasta di legna, ora tocca a tutti/e noi esserci, farci scaldare anima e corpo, godere di semplici istanti di libertà e aggregazione, conditi eventualmente da una zuppa calda e da vin brulé.
Ingresso libero e ampissimi spazi a disposizione a partire dalle ore 17. Fuoco e fiamme dalle 18.30.
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Baitone della Pianca 2020

Nonostante le abbondanti nevicate abbiamo voluto portare, come tutti gli anni, una testimonianza di memoria viva nei luoghi della lotta partigiana in Valsassina. Dal cimitero di Cremeno siamo saliti alla Culmine di San Pietro ed infine si è raggiunto il Baitone della Pianca, luogo del tragico rastrellamento nazifascista del 30 dicembre 1944, a seguito del quale furono uccisi 16 partigiani, tra i quali i monzesi Silvio Perotto, Giuseppe Pennati e Mario Pallavicini.
Su questi sentieri alimentiamo il nostro desiderio di libertà, alimentando passo dopo passo la determinazione per le battaglie di oggi, in primis contro lo sgombero del Boccaccio e l’affarismo spregiudicato del CAI di Monza.
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2021 Anno del cemento

La Giunta Allevi augura a tutti i monzesi un buon 2021.
I primi mesi del prossimo anno saranno decisivi per il futuro della città, in quanto approderà in consiglio comunale la variante al Piano di Governo del Territorio e, insieme con essa, si discuteranno oltre 46 interventi edificatori proposti da privati sul nostro territorio, già saturo di costruzioni, traffico e inquinamento.
La Giunta è pronta ad accoglierli, in nome della cosiddetta “rigenerazione urbana”, una pericolosissima truffa ai danni della comunità, un gigantesco regalo agli investitori privati.
Con la scusa di far cassa, il Comune facilita la vita ai palazzinari e rende la nostra inabitabile.
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Gita al Baitone della Pianca

Mercoledì 30.12.2020
Ritrovo ore 8.00 – FOA Boccaccio 003, via Rosmini 11, Monza
GITA AL BAITONE DELLA PIANCA (LC)
Commemorazione dell’eccidio dei 16 partigiani uccisi dai nazifascisti
30 dicembre 1944 * 30 dicembre 2020
Pranzo al sacco.
Camminata nella neve, adatta a tutte e tutti.
Itinerario da definirsi il giorno stesso in base a meteo e stato dei sentieri.
Tutti gli anni presenziamo a questa importante occasione di ricordo della guerra partigiana e anche quest’anno, in assenza di commemorazioni ufficiali, riteniamo doveroso esserci, raggiungendo uno dei luoghi simbolo della lotta al Nazifascismo in Valsassina.
Iniziativa nell’ambito di CON PASSO OSTINATO. Ciclo di iniziative sull’idea di montagna e libertà. Contro lo sgombero del Boccaccio e l’affarismo spregiudicato del CAI di Monza.
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Uragano Negli Occhi

URAGANO NEGLI OCCHI
Uno sguardo sulla Milano hardcore punk 2015-2020 – A Look inside Milan’s Hardcore Punk Scene 2015-2020
Film & Zines
Self-production FOA Boccaccio 003 – Monza

(ENGLISH VERSION BELOW)
Cinque anni di lavoro, un’ora di film, due zines con più di cento pagine a colori. Copertina serigrafata a mano, 350 copie numerate. Questi i numeri di URAGANO NEGLI OCCHI, un racconto vero (auto)costruito negli angoli sudati e fumosi della Milano illegale delle occupazioni e dei concerti punk hardcore. Decine di voci, interviste, flyer, illustrazioni e fotografie descrivono un’eterogenea comunità di individui, spazi e collettivi che negli ultimi anni ha vissuto un’esplosione di vitalità, muovendosi con entusiasmo e determinazione nelle contraddizioni della metropoli meneghina, affermando un inedito approccio alle pratiche del Do It Yourself. Un progetto narrativo e visivo completamente autoprodotto, ideato, sviluppato e finalizzato nei rimasugli di tempo, tra un imprevisto e l’altro.
Film
DURATA: 50′
PRODUZIONE: Italia
ANNO: 2021
FORMATO VIDEO: 16/9 1.85:1
SOTTOTITOLI: Inglese
CONTENUTI EXTRA: Aneddoti
Zines
FLYER 54 pagine 21 x 21 cm
FOTO 56 pagine21 x 28 cm
Five years of work, a one-hour movie, two zines with more than a hundred coloured pages. Hand screen-printed cover, 350 numbered copies. These are the numbers of URAGANO NEGLI OCCHI, a true story (self)built in the sweaty and smoky corners of the illegal Milan of occupations and hardcore punk concerts. Dozens of voices, interviews, flyers, illustrations and photographs describe a heterogeneous community of individuals, squats and collectives that in recent years has experienced an explosion of vitality, moving with enthusiasm and determination in the contradictions of the metropolitan city of Milan, affirming an unprecedented approach to Do It Yourself practices. An entirely self-produced narrative and visual project, conceived, developed and finalized in our spare time, with a lot of unexpected events in between.
Film
LENGTH: 50′
PRODUCTION: Italy
YEAR: 2021
VIDEO FORMAT: 16/9 1.85:1
SUBTITLES: English
EXTRAS: Anecdotes
Zines
FLYERS 54 pages 21 x 21 cm
PHOTOS 56 pages 21 x 28 cm
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