STREET BOOKS

STREET BOOKS 

Libri e autori itineranti nella città di Monza.

Il concetto di “strada” ricorre spesso nel linguaggio e nelle abitudini quotidiane contemporanee: street food, social street, street wear. Tutto appare però riconducibile a una moda superficiale ed artefatta, l’ennesimo tranello finalizzato esclusivamente al profitto che nasconde una realtà ben diversa. Strade e quartieri, intesi come luoghi di aggregazione e socialità, si stanno svuotando di senso e vengono normalizzati, mercificati, gentrificati o desertificati in nome di logiche di profitto o strategie di controllo sociale derivanti dall’ossessione paranoica per la sicurezza e il decoro.

Street Books è un’occasione per scardinare questa triste routine, riappropriarsi di spazi e tempi comuni, fare e pensare cose insieme, vivere la città e le sue strade in maniera orizzontale, libera, gratuita e autentica, discutere di temi attuali, proporre punti di vista che mettano in discussione il pensiero dominante.

Ricordando che è nella costruzione delle relazioni dal basso che si fonda una società solidale e immune dal germe della paura per il diverso e ribadendo che è nella costruzione delle relazioni dal vivo che si fonda una comunità autentica e immune al tranello dei social, una comunità fatta di persone che “condividono” e a cui “piacciono” cose reali, come questi libri e le storie di cui parlano.

FOA Boccaccio 003 & Tarantula

 

Scorri le iniziativa passate:

Giovedì 14 giugno 2018, h 21.30 giardini pubblici di via Azzone Visconti – via Durini, Monza

(in caso di maltempo l’iniziativa si terrà presso la FOA Boccaccio)

La pratica dell’autogestione 
Guido Candela, Antonio Senta (Eleuthera, 2017)

Oggi che la razionalità dell’homo oeconomicus, basata su individui
parcellizzati ed egoisti, è sempre più messa in discussione dopo i
disastri umani e ambientali cui ha portato, un’altra razionalità va
configurandosi nello spazio socio-economico, quella dell’homo
reciprocans
, basata su un altruismo cooperativo e solidale che trova
nell’autogestione gli strumenti più adatti per trasformare la
società.

L’autogestione, intesa come una pratica organizzativa caratterizzata
da forme di cooperazione non gerarchica, è una trasformazione del
tessuto socio-economico immediatamente applicabile in ogni tempo e
spazio. Intrecciando discipline diverse, un economista e uno storico
dimostrano – ricorrendo anche a test sperimentali basati sulla
teoria dei giochi – come sia non solo possibile ma persino
conveniente sostituire la prevalente I-rationality, basata sulla
competizione e l’interesse personale, con una emergente
we-rationality, basata sulla solidarietà e l’aiuto reciproco. Si
delinea così un’inedita analisi che peraltro conferma quello che i
libertari vanno sostenendo da oltre centocinquant’anni, ovvero che
l’idea di una società cooperativa gestita dal basso non è un’utopia
ma un progetto a portata di mano. Come testimoniano le molteplici
correnti autogestionarie già attive nel tessuto sociale – dalle
scuole libertarie alle reti di produzione e consumo, dai fautori dei
beni comuni ai movimenti per la decrescita, ecc. – che vanno
sperimentando in una miriade di qui e subito le tante forme
dell’autogestione.

Giovedì 7 giugno 2018, h 21.30, piazza Bonatti, Monza

(in caso di maltempo l’iniziativa si svolgerà presso la FOA Boccaccio)

Abitare illegale. Etnografia del vivere ai margini in Occidente.
Andrea Staid  (2017, Milieu Edizioni)

Tra Europa e Stati Uniti un viaggio nelle più differenti esperienze abitative, dalle case occupate italiane ai wagenplatz in Germania, dai villaggi rom e sinti del nord Italia, ai pueblos ocupados in Spagna. Ma non solo: ecovillaggi e comuni, slum urbani e baraccopoli, autocostruzioni e tendopoli. Una ricerca che decostruirà le certezze sull’abitare del così detto primo mondo, scritta con la passione dell’attivista e il rigore dello studioso.

“Staid ci ha abituato a ricerche condotte ai margini, in quei laboratori spontanei dove maturano, consapevolmente o meno, nuovi modelli di relazione. Questa volta ci conduce in un viaggio nelle pratiche dell’abitare.” Marco Aime

Andrea Staid. Docente di Antropologia culturale e visuale presso la Naba, dirige per Meltemi la collana Biblioteca /Antropologia. Per Milieu ha scritto I dannati della metropoli Gli arditi del popoloAbitare illegale e Le nostre braccia. È autore anche del saggio I senza Stato (Bebert). I suoi libri sono tradotti, in Grecia e Spagna, e adottati in varie facoltà universitarie.

 

Giovedì 31 maggio 2018 h 21.30, Piazza Indipendenza, Monza (in caso di maltempo l’iniziativa si terrà presso la FOA Boccaccio di via Rosmini 11)

Hevalen. Perché sono andato a combattere l’Isis in Siria.
Davide Grasso (2017 Alegre)

Rojava. In curdo vuol dire “ovest”, ma per arrivarci dobbiamo andare verso est, giungere nelle terre che un tempo chiamavamo Asia minore.
“Rojava” è il Kurdistan siriano, dove dal 2011 è in corso una rivoluzione, il grande esperimento delle comuni e del “confederalismo democratico”. Un movimento di liberazione egualitario, libertario e femminista, ispirato al pensiero di Abdullah Öcalan e cresciuto come un bosco in pieno deserto, nel più devastato – e strategico – teatro di guerra del pianeta. Un processo sociale accerchiato da forze reazionarie e sanguinarie: l’Isis, il regime di Assad a Damasco e il regime del caudillo turco, Erdogan, appena oltre il confine.
Nel 2014 abbiamo trepidato per Kobane, città assediata dall’Isis e difesa da forze popolari chiamate Ypg e Ypj. Abbiamo visto le immagini di donne guerrigliere sorridenti scalzare dai media quelle dei tetri tagliagole di Daesh, e poi la riscossa: da Kobane, divenuta la “Stalingrado del Medio oriente”, è partita una controffensiva che ha meravigliato il mondo. Meno di tre anni dopo è stata liberata Raqqa, sedicente “capitale” dello Stato islamico.
Come non accadeva dai tempi della guerra civile spagnola, uomini e donne da tanti paesi hanno deciso di raggiungere la Siria e partecipare alla rivoluzione, armi alla mano. Uno di loro era Davide Grasso, militante del centro sociale torinese Askatasuna e del movimento No Tav. A fargli prendere la decisione è stata la strage al Bataclan di Parigi, il 13 novembre del 2015.
Hevalen, che in curdo significa “gli amici”, “i compagni”, è la storia – ibrida, ruvida, entusiasmante – del suo viaggio, della sua guerra, delle contraddizioni che ogni rivoluzione si porta dentro e deve affrontare.

 

Sabato 26 maggio 2018 Street Books incontra La volpe e l’uva, h 16.30, FOA Boccaccio 003, via Rosmini 11

E’ un vino paesaggio Simonetta Lorigliola (DeriveApprodi, 2017)

Questo libro vi prende e vi porta direttamente sul suolo erboso, punteggiato di fiori blu, di una vigna singolare e molteplice. Non fatevi intimidire dal racconto iniziale, quasi tecnico: è solo una passeggiata linguistica dentro il bosco che quella vigna affianca. Troverete, lungo il cammino, un intreccio enoico e immaginativo. Biografie incrociate e poco cronologiche. Racconti a più voci. Divagazioni e paradigmi in vigna. Pause in cantina. Pezzi di Friuli.

Simonetta Lorigliola. Studi filosofici, è giornalista e vive e lavora a Trieste. Con Luigi Veronelli ha collaborato alla Guida Ristoranti e a «EV. Vini cibi intelligenze», oggi collabora con il Seminario Veronelli. Ha lavorato nel fair trade, in ambito comunicazione. È stata tra i promotori del movimento per una nuova contadinità t/Terra e libertà/critical wine. Dirige il mensile «Konrad». Da quando ha scritto questo libro ha un nuovo metabolismo della parola.

 

Giovedì 17 maggio 2018 h 21.30, Giardini della Stazione FS – via Arosio

Sulla guerra. Crisi conflitti insurrezione
Emilio Quadrelli (2017 RedStarPress)

Contrariamente a quanto accaduto nel passato, le classi dominanti non sono per nulla interessate a porre a regime un modello economico e sociale finalizzato a catturare il consenso delle masse subalterne, bensì a condurre una battaglia nei confronti delle loro condizioni di vita ed esistenza.

Il mondo è nuovamente in guerra. La crisi sistemica a cui è giunto il modo di produzione capitalista, per uscire dalle secche in cui è precipitato, non sembra avere altra via di uscita se non quella di una
immane distruzione. Come le due guerre mondiali novecentesche sono lì a testimoniare, solo distruggendo il capitalismo può dare vita a un nuovo ciclo di accumulazione. Il ricorso alla guerra, pertanto, diventa la soluzione non solo possibile ma necessaria. Ogni guerra, però, presuppone l’esistenza di attori politici concreti e una particolare forma guerra. Ed è a partire da questa constatazione che prende le mosse il presente volume, analizzando sia i tratti che l’attuale forma guerra ha assunto, sia la “linea di condotta” dei diversi attori politici in gioco. Una particolare attenzione è stata dedicata all’imperialismo fondamentalista e alla sua capacità di mobilitare intorno ai propri vessilli quote non secondarie di masse subalterne. Da qui l’individuazione delle insanabili contraddizioni che il sistema imperialista si porta appresso e le possibilità che, tutto ciò, offre in potenza al partito dell’insurrezione.

Emilio Quadrelli. Genovese, classe 1956, si occupa di storia ed etnografia del movimento operaio e delle lotte di liberazione. Tra i suoi molti libri, “La città e le ombre. Crimini, criminali,
cittadini” (con Alessandro Dal Lago; 2003), “Andare ai resti. Banditi, rapinatori, guerriglieri nell’Italia degli anni Settanta” (2004), “Gabbie metropolitane. Modelli disciplinari e strategie di
resistenza” (2005), “Evasioni e rivolte. Migranti, CPT, resistenze” (2007), “Autonomia operaia. Scienza della politica e arte della guerra dal ’68 ai movimenti globali” (2008), “Algeria
1962-2012: una storia del presente” (2012).

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Giovedì 12 aprile 2018, giardini pubblici di via Azzone Visconti ang. via Durini, h 21.30, presentazione e incontro con l’autore de

LA BATTAGLIA DI CABLE STREET (RedStarPress, 2017) di Silvio Antonini

A causa del maltempo l’iniziativa è spostata presso la FOA Boccaccio 003 di via Rosmini 11 a Monza.

La disfatta delle camicie nere inglesi e la nascita dell’antifascismo militante europeo

«Non potrò mai dimenticare, per il resto della mia vita, come il gruppo degli appartenenti alla classe dei lavoratori si oppose alla malvagità dei razzisti» – William J. Fishman, testimone oculare dei fatti di Cable Street.

Subito dopo la fine del secondo conflitto mondiale, insieme alla pacificazione imposta dall’ordine capitalista e alle mancate epurazioni di fascisti e nazisti dai ruoli-chiave che occupavano prima della guerra (e che continuarono a occupare dopo), iniziò a farsi strada una comoda interpretazione revisionista della storia contemporanea. Secondo questa vulgata l’età dei fascismi poteva essere archiviata come se si stesse parlando di una malattia, un virus che, per ragioni oscure, aveva colpito nazioni come l’Italia e la Germania, a causa di una presunta assenza di anticorpi democratici in simili paesi. Le cose, in realtà, andarono in maniera diversa. E che il fascismo non fu – e non è – altro che una risposta con la quale il capitalismo affronta le ristrutturazioni imposte dalle crisi a cui è periodicamente soggetto, è dimostrato da un contesto come quello britannico e dalla spettacolare
affermazione che, anche in terra d’Albione, ebbe una formazione come la British Union of Fascists di sir Oswald Mosley, seriamente intenzionata a imporre a Londra lo stesso regime razzista, totalitario e corporativo già in vigore a Roma e a Berlino. Sostenute da importanti organi di informazione, coperte dall’ambiente conservatore e finanziate da ricchi industriali oltre che dallo stesso partito di Mussolini, le camice nere di Mosley imperversarono nell’Inghilterra degli anni Trenta senza trovare in alcun ambito istituzionale o legale un vero argine contro le loro azioni. La sorte dei fascisti britannici, al contrario, venne sconvolta dal basso e, in modo particolare, grazie a una decisiva azione di piazza. Correva il 4 ottobre del 1936, infatti, quando una corale azione di popolo attaccò le camice nere di Mosley nel corso di una manifestazione organizzata a Cable Street, sbaragliando i fascisti insieme alle forze dell’ordine accorse in loro difesa. Quella giornata, le cui vicende sono ricostruite per la prima volta in italiano da Silvio Antonini in questo libro, fu determinante perché, dimostrando come soltanto fuori dalle istituzioni è possibile combattere e vincere i movimenti di estrema destra, segna idealmente la nascita dell’antifascismo militante europeo.

SILVIO ANTONINI – Nato a Viterbo nel 1977, è laureato in Archivistica e ha curato la consulenza storica per numerosi documentari, mostre, pubblicazioni e spettacoli teatrali dedicati all’antifascismo e alla Resistenza. Tra le sue pubblicazioni, il libro “Faremo a fassela. Gli Arditi del Popolo e l’avvento del fascismo a Viterbo e nell’Alto Lazio” (2010).

A breve tutti i dettagli sulle altre presentazioni in programma da aprile fino a luglio!

 

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