
Le 50mila persone scese in piazza a Torino sabato contro lo sgombero di Askatasuna riaffermano con forza la possibilità di opporsi all’autoritarismo del Governo Meloni.
Un corteo composito, compatto e determinato, ha attraversato la città, aggiornando l’elenco delle grandi mobilitazioni a cui, da settembre a oggi, stiamo ricominciando ad abituarci.
Giunto nelle vicinanze dello stabile che ospitava fino a poche settimane fa le attività del centro sociale, il corteo ha impattato contro l’ingente spiegamento di forze dell’ordine schierato “a difesa” dello stabile sgomberato, ricordando a tuttə che lotta e resistenza non sono materie astratte. Che il conflitto sociale, ora più che mai, rappresenta l’unica opzione politica in questo Paese per riguadagnare il terreno perduto. Se ne facciano una ragione anche Schlein e tutto il codazzo di indignati democratici.
Lo scontro è stato duro e lo sarà ancora di più domani, ma giornate come ieri lasciano in eredità la consapevolezza che siamo tantə e, forse, un po’ meno frammentatə di un tempo.
Che la complementarietà delle pratiche non è un’utopia, ma una ricetta vincente. Che insomma, se ciascunə fa la sua parte, possiamo vincere.
Di questa giornata, densa di immagini e situazioni che resteranno impresse a lungo nella memoria del movimento (https://infoaut.org/bisogni/quando-il-popolo-indica-la-luna-lo-stolto-guarda-il-dito), ci teniamo a segnalare un episodio che può sembrare marginale, ma che in realtà dice molto del tentativo da parte delle Questure di arginare la crescente partecipazione da parte della gente alle mobilitazioni.
Nel corso della mattinata di sabato tre nostrə compagnə (incensuratə) giuntə a Torino per prendere parte al corteo sono statə fermatə per strada dalla DIGOS torinese in zona universitaria: sottopostə a un lungo controllo, sono statə “congedatə” con la consegna di un foglio di via da Torino valido sei mesi per “appartenenza a gruppi antagonisti”. La misura, assolutamente arbitraria (viene disposta dal Questore senza il coinvolgimento di un giudice) e basata su una presunta pericolosità sociale degli individui, costituisce in maniera sempre più frequente il dispositivo con cui lo Stato prova a disgregare i movimenti. È quindi fondamentale condividere queste esperienze e continuare a far fronte comune contro l’utilizzo indiscriminato di misure repressive preventive.
Solidarietà con tuttə gli/le arrestatə!
FOA Boccaccio








