Rompere il silenzio

Giornata di mobilitazione in attesa e dopo la sentenza del processo al primo maggio NoExpo di Milano

h 9:00 —- Presidio davanti al Tribunale di Milano aspettando la sentenza

h 14:00 — Pranzo in Statale, writing, musica e iniziative

h 18:00 — Aperitivo

h 19:00 — Presentazione dell’opuscolo “Rompere la piazza” e a seguire assemblea aperta “continuare a combattere devastazione e saccheggio”

Sono passati ormai oltre sei mesi dall’arresto di tre pirati accusati di devastazione e saccheggio per aver partecipato alla manifestazione del primo maggio 2015 a Milano. Per i tre permangono le misure cautelari, già assurde perché arrivate dopo i sei mesi di esposizione universale.
Per i compagni che si trovano ai domiciliari è attivo il divieto di comunicazione, il che significa non poter ricevere né visite, né posta. A Nicolò inoltre in aula è stato negato di leggere una propria dichiarazione spontanea durante la sua difesa il 5 maggio scorso.
Al silenzio della procura milanese sugli intrallazzi di Sala e delle lobby che lo sostengono, configuratisi con la moratoria sulle indagini su appalti e lavori, nonché sul futuro delle aree di expo, si contrappongono le grida accusatorie della procura che chiede pene esemplari per chi si è ribellato.
Altre due procure stanno portando avanti la crociata per isolare chi concorre alle rare giornate di rivolta. A Roma si è da poco concluso il primo grado di giudizio per la grande manifestazione del 15 ottobre 2011, mentre a Cremona si andrà a sentenza il 7 luglio per il corteo antifa del 24 gennaio 2015, seguito al tentato omicidio di un compagno. Il fatto che vi siano tre procedimenti in corso in cui viene contestato il 419 c.p., in questo periodo storico, è sintomo di un nuovo livello repressivo volto a minare l’agibilità politica di chi porta avanti certe pratiche.
Punire duramente e arbitrariamente chi riversa in piazza la sua rabbia serve a inibire i momenti di rivolta generalizzata che ambiscono a conquistarsi le strade senza scendere a compromessi e a costruire un nemico pubblico, il black block, verso cui il cittadino può indirizzare la propria indignazione.
Due udienze sono state fissate il 9 giugno e il 14 giugno, in modo da arrivare a sentenza a cavallo tra elezioni e ballottaggio, così da chiudere il circolo mediatico, iniziato ancor prima dell’inaugurazione di EXPO, con gli annunci della calata dei barbari devastatori.
Rompere il silenzio vuol dire non lasciar cadere nell’oblio la sorte dei nostri compagni.
Rompere il silenzio significa dunque urlare la nostra rabbia contro le privazioni della libertà e i divieti di comunicazione imposti dalle autorità.
Rompere il silenzio riversandoci per le strade, presidiando i tribunali e le carceri, riappropriandoci di spazi per continuare i percorsi di lotta.
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