Sui rastrellamenti in Centrale

SUI RASTRELLAMENTI IN STAZIONE CENTRALE

Maxi operazione di polizia ieri pomeriggio, martedì 2 maggio, in Stazione Centrale a
Milano, a poche settimane dall’approvazione del decreto Minniti-Orlando.
Chiusi il cancello di ingresso e le entrate della metropolitana e
sbarrati gli accessi in Piazza Duca d’Aosta con decine di blindati, le
forze dell’ordine hanno portato a termine un’operazione di controllo senza
precedenti. 300 agenti in assetto antisommossa affiancati a unità
cinofile, unità a cavallo e un elicottero, hanno identificato e
perquisito circa 150 persone, immigrati (o riconosciuti come tali) sulla
base di una vera e propria selezione etnica che non esitiamo a definire
puramente razzista. 52 persone sono poi state trasferite e trattenute in
questura per accertamenti. Il risultato (provvisorio) è di nessuna
denuncia e nessun arresto.

Si tratta di un episodio “straordinario”, una prova muscolare della
questura di Milano che forse tenta di rispondere in modo spettacolare ai
fatti dello scorso 21 aprile: dodici giorni fa un giovane senegalese
avrebbe minacciato gli agenti presenti in stazione per l’operazione
“Strade Sicure”, il programma dell’Esercito Italiano che dal 2008
organizza una presenza capillare di militari sul territorio per
garantirne il controllo. Le forze dell’ordine intervenute sarebbero poi
state accerchiate da decine di migranti, scatenando la curiosità morbosa
dei quotidiani e l’indignazione sui social dei commentatori e degli
esponenti di destra.

Ieri, allo stesso modo, giornalisti e politicanti
non si sono lasciati sfuggire l’occasione e si sono precipitati sul
posto per dare tutta la risonanza possibile all’evento: anche
un’operazione di polizia, oggi, può diventare uno spettacolo da seguire
in diretta su internet e un palcoscenico su cui presentarsi per
raccattare qualche voto in più.

Non c’è, purtroppo, molto di cui stupirsi: da tempo campagne mediatiche 
martellanti sui pericoli dell’immigrazione incontrollata, 
sull’insicurezza, la microcriminalità e il degrado non fanno altro che 
ingigantire i fenomeni senza indagarne le cause e le dinamiche, 
fomentando timori e paranoie che allontanano dalla comprensione della 
realtà e aiutano a crearne immagini distorte. La narrativa paranoica e 
allarmista sulle stazioni, a Milano come a Monza, può esserne un buon 
esempio. Si tratta di spazi di passaggio e contaminazione, zone grigie
già conosciute e vissute da chi le attraversa quotidianamente; sulle
pagine dei quotidiani e del web, invece, vengono dipinte come luoghi
terrificanti, trasformando degli elementi critici in vere e proprie
emergenze sociali. Non è difficile immaginare che un clima del genere
favorisca le istituzioni nel portare avanti politiche autoritarie e
repressive e nel gestire sempre di più il territorio attraverso la
militarizzazione, il controllo e le operazioni di polizia con il
pretesto della “sicurezza” e del “decoro”.

Così le destre vecchie e nuove utilizzano questi argomenti come cavalli
di battaglia e ne fanno il cuore delle proprie campagne elettorali,
sperando di trasformare le ansie dei cittadini in una manciata di voti.
Anche altre forze politiche, tuttavia, non sono da meno, e non esitano
ad applaudire tali operazioni di polizia e ad approvare disposizioni
securitarie di cui il decreto Minniti-Orlando è l’ultimo esempio. Questo
decreto, approvato lo scorso 12 aprile, rappresenta un giro di vite per
quanto riguarda la gestione poliziesca dei migranti, ma anche della
popolazione in generale. Il blitz di ieri in Stazione Centrale ne è un
esempio preoccupante e, come si augura qualche esponente di destra,
potrebbe essere solo l’inizio di una serie di interventi “straordinari”
destinati ad apparire sempre più “ordinari”.

Queste manifestazioni pubbliche dell’esercizio della forza repressiva delle “forze del disordine”, non sono altro che prove di quanto le istituzioni e gli apparati statali si sentano forti nel determinare quale siano le libertà di circolazione – ancora una volta come per le frontiere – degli esseri umani. Di fatto il decreto Minniti – Orlando altro non è che l’ennesima restrizione di libertà per gli individui sulla scelta di luoghi, spazi da attraversare e vivere, quando questi non sono i benvenuti perché “antisociali” per i parametri di socialità che oggi il potere ritiene come “normali, decorosi e accettati”.

Per noi oggi, dunque, è
sempre più necessario rifiutare in modo deciso qualunque retorica
allarmista, sensazionalista e paranoica e ricercare invece un rapporto
diretto, pratico, vivo con i territori, le strade e i quartieri che
abitiamo, basata sulla conoscenza reciproca e la solidarietà piuttosto
che sulla paura.

CONTRO IL DECRETO MINNITI, SIAMO TUTT* ANTISOCIALI!

FOA BOCCACCIO 003

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