DDL-Pillon perché e perché adesso.

DDL-Pillon perché e perché adesso.

Materiali dall’incontro di martedì 5 febbraio a Monza.

Ascolta l’intervento di Carlotta (Non Una di Meno)

Ascolta l’intervento dell’avv. Pinzani (CADOM)

 

Riflessioni.

Il feticcio più evocato dall’estremismo femminista è la violenza in famiglia. Ma solo quella declinata al maschile. Ma nel contesto separativo quasi sempre la violenza ha le chiavi di casa e porta i tacchi a spillo, Vincenzo Spavone, presidente di GESEF (Genitori Separati dai Figli).

L’interesse dei minori sarebbe che i genitori non si separassero. La famiglia non è un affare privatistico, ma un fatto sociale. Da quando le donne hanno acquisito il diritto di separarsi sono diventate più libere e più felici? No. Bisogna indossare le cartelle per separarsi. Il matrimonio non è basato sull’amore anzi è qualcosa di diverso da una semplice consacrazione dell’amore, Massimiliano Fiorin, avvocato e saggista, già candidato con Il Popolo della Famiglia.

Due agghiaccianti affermazioni pronunciate da alcuni della cricca del Senatore Simone Pillon e del suo compare Lorenzo Fontana, Ministro per la Famiglia, bastano per far capire perché abbiamo deciso di pendere parola sul Decreto Legislativo che del primo porta il nome.
Ci siamo sporcate le mani. Abbiamo discusso a tavoli che non sempre ci hanno fatto sentire a casa.
Abbiamo chiaro che la lotta contro le idee del Senatore Pillon e del Ministro Fontana ci riguarda tutte. E tutti.

Il DDL Pillon, da mesi in discussione alla Commissione Giustizia del Senato, si basa essenzialmente su quattro pilastri: il coinvolgimento paritario dei genitori separati nella crescita dei figli, la mediazione familiare obbligatoria anche in caso di violenza domestica subita o assistita, il mantenimento in forma diretta senza automatismi, il contrasto alla cosiddetta alienazione parentale.

Partiamo dall’ultimo punto: che cos’è l’alienazione parentale? Un’invenzione che porta la firma di un tale Richard Gardner, uno psicologo statunitense autore di macabri testi da titoli più che evocativi come L’isteria collettiva dell’abuso sessuale.
Secondo Gardner il DSM dovrebbe annoverare tra i disturbi mentali infantili l’alienazione parentale, ovvero l’odio verso un genitore indotto dall’altro dopo un divorzio; leggasi: l’ odio inculcato dalla madre verso il povero padre, vittima prescelta della violenza del mostro femminista.
Una proposta, questa, rifiutata dall’Associazione degli Psicologi e degli Psichiatri che redige il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (il DSM, appunto).
Tentativo d’azione bio-politica fallito, dunque, per l’accademia e la medicina; ma evidentemente messo in campo nelle pratiche reali della nuova élite politica del Bel Paese, che sempre più ci ricorda distopie come la recentemente celebre tragedia di June in The Handmaid’s Tale firmato Margaret Atwood.

Saltiamo al primo punto: cosa significa coinvolgimento paritario? Di fatto: bigenitorialità.
Ma come pretendere la bigenitorialità -grande auspicio per le femministe di sempre- dopo il divorzio, se durante il “felice” sposalizio è, comunemente, la madre a prendersi cura dei figli? Se è la donna ad essere lo stereotipo accogliente e protettivo? Se è la donna a sobbarcarsi, per tendenza sociale, il ruolo principe nell’educazione dei pargoli? Se è con la madre che i bambini sviluppano un legame d’attaccamento che, lungi dall’essere un fatto meramente biologico, dipende principalmente da costrutti sociali patriarcali tacciati di naturalità anche dalle tendenze di certe nicchie della Sinistra?

Non ci dilunghiamo troppo: nei podcast Rita e Carlotta -avvocata dei Centri Antiviolenza la prima, accademica e attivista di Non Una di Meno la seconda- vi spiegheranno tutto meglio di noi.

Ma, dalla nostra posizione, vogliamo chiarire questo:

– non saremo mai felici di adeguarci ai limiti della femminilità imposta. Non vogliamo essere solo madri e mogli. Proviamo rabbia verso la grande indignazione che muove molti e molte contro il DDL Pillon, lasciandoli tuttavia nell’indifferenza per il dolore che attraversano i corpi di individui queer, transessuali, sex workers, intersessuali medicalizzati forzosamente, donne sfruttate doppiamente a causa del colore della loro pelle, donne malate, donne che “semplicemente” soffrono la loro invisibilità -o ipervisibilità- in un mondo che le vorrebbe come non possono e vogliono essere.

– crediamo che ogni sfruttamento sia inesorabilmente legato a tutte le altre forme di sopruso: non ci sarà mai una donna libera o un marito separato libero o un minorenne libero, se non saranno liberi i Negri, le Puttane, i pazienti psichiatrici, gli animali e tutti quelli che qualcuno prima di noi ha chiamato i dannati della terra.

– siamo radicali. Perché cerchiamo sempre di trovare le radici delle cose: non ci basta fermare questo decreto. Vogliamo di più. Vogliamo tutto.

Crediamo che la lotta femminista -che per noi sarà solo e sempre trans-femminista-queer– non si possa esaurire nella difesa delle madri e spose, idealtipi della donna conforme ora ulteriormente irrigiditi dalle proposte di Fontana e Pillon. 
Vogliamo libere madri e spose di bianco pizzo vestite, accanto a liberi corpi trans, non-conformi,intersex, vestiti a stampe fluo e animalier.
Volgiamo tutti e tutte liberi di affermarsi.
Vogliamo trovare modi sempre nuovi per continuare il nostro impegno politico senza rinunciare a ciò che vogliamo. Non combattiamo solo contro Pillon e la sua cerchia. Combattiamo per il mondo di piacere che desideriamo.

Non ci rovinerete mai la festa!

Le compagne e i compagni  della F.O.A. Boccaccio

Approfittiamo di questo resoconto per rilanciare sui nostri canali l’appuntamento dell’8 Marzo per lo Sciopero Femminista Globale!
Alle ore 18 il corteo Non Una di Meno partirà da Piazza Duca D’Aosta a Milano: ci troviamo in stazione a Monza per andarci insieme. Più info sui nostri social presto.

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