Verso URAGANO 1/3 Contro la sorveglianza

Primo testo di approfondimento verso URAGANO STREET PARADE

CONTRO LA SORVEGLIANZA

“La città di tutti è sicura e bella”, in cui per sicura si intende sbirri ad ogni angolo della città, e per bella una vetrina per ricchi. La retorica di questo slogan, caro Pilotto, ci fa schifo.

Siamo costantemente circondate da videocamere di sorveglianza, per le quali sono state investite cifre davvero esagerate (più di 153 mila euro). Retate, presidi, identificazioni sono sempre più frequenti nella nostra città, in particolare modo nei pochi spazi di aggregazione e socialità che sopravvivono al deserto sociale. Il Nei è un luogo simbolo di queste operazioni: a quanto pare, sedersi su una panchina e bere una birra in compagnia a Monza è reato punito con multe di minimo 200 euro.
A tener compagnia a sbirri e telecamere, grazie all’operazione “Strade Sicure”, si sono aggiunti a settembre 2023 altri 15 militari. Da gennaio invece, in tutta la Brianza sono stati aggiungi 81 carabinieri.
La loro presenza in città non ci fa sentire più sicurə, tutt’altro: la presenza di militari per le strade ci ricorda lo stato di guerra in cui siamo perennemente immersə. Non è certo questa la sicurezza in cui crediamo.
Sbirri e spie vanno a braccetto: il controllo del vicinato a Monza ne è la prova. In ogni quartiere della città sono presenti guardoni con il naso fuori dalla finestra vegliano sul quartiere aspettando che qualcuno faccia qualcosa che “minacci la sicurezza”. Molto spesso questa minaccia consiste nel bere una birra, ascoltare la musica o imbrattare i loro muri puliti. La città vetrina, fatta di spie e borghesi pronti a puntare il dito non è la nostra, ci fa cagare.
La crescente criminalizzazione della popolazione giovanile che si afferma sempre più con decreti come quello anti-rave, si basa spesso su una pericolosa retorica: legalità=giusto ed illegalità=sbagliato. Le politiche repressive sono inoltre spesso tese a colpire categorie minorizzate e persone non bianche.

Di fronte a questa panoramica della città, uno spazio occupato rappresenta un importantissimo punto di rottura: esce infatti dalla narrazione, sempre più opprimente, che vede l’illegalità come il male più grande della nostra società.

Un’occupazione è l’occasione di evadere da tutte quelle politiche securitarie e repressive che ci vorrebbero cittadinə “pacatə” ed “ubbidientə”.

La nostra “cara” giunta di centro-sinistra sa però risponderci solo con sgomberi, 3 in un anno, di cui però non ha nemmeno la decenza di prendersi la responsabilità politica, nascondendosi invece dietro cavilli tecnici giustificati dall’emergenza di messa in sicurezza. Tutto ciò suona ridicolo dato che gli spazi in questione sono stati dimenticati e abbandonati per anni. Crediamo in realtà che questi sgomberi nascano dal timore che gli spazi liberati suscitano nelle istituzioni e per questo pensiamo sia fondamentale portare avanti pratiche come l’occupazione e l’autogestione. Non spezzerete mai il nostro entusiasmo, la nostra voglia di aggregarci e di riappropriarci della nostra città.

La scusa dell’uragano non regge, nemmeno dentro i vostri palazzi.

L’uragano adesso lo portiamo noi in mezzo alle strade.

 

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